Avete presente quando iniziate un libro e all’inizio non vi convince? Più o meno nelle prime 60 pagine decidete di metterlo da parte, poi vi date una seconda chance e vi ritrovate a leggerlo tutto d’un fiato Ecco, a me è successo con Mile Hight. È successo con questo libro per il semplice fatto che avevo letto precisamente le prime 66 pagine, ma non mi stava prendendo più di tanto, e poi ho deciso di metterlo da parte e leggere altro.
Titolo: Mile HighAutrice: Liz Tomforde
Casa Editrice: Always Publishing
Genere: Sport romance
Link di acquisto: Amazon
Due giorni fa mi sono detta: è arrivato il momento di riprendere questo libro. Scelta più giusta, perché poi mi sono ritrovata ieri sera fino alle 00:30 a finirlo, perché io volevo finirlo, volevo sapere come andasse a finire, volevo leggere l’epilogo.
Meno male che ho rivalutato, meno male che ho dato una seconda possibilità, perché altrimenti forse mi sarei persa un bellissimo libro.
Ma andiamo con ordine.
Di cosa parla Mile Hight, per chi non lo conoscesse? È uno sport romance sull’hockey. Il trope dominante è il forbidden love, perché lui è il difensore della squadra di Chicago ed è conosciuto per la sua fama da playboy strafottente: una persona che se la crede tantissimo, sa di essere bello, di essere ricco e sa di riuscire a ottenere qualsiasi cosa. Lui è Zanders.
Lei, invece, è l’hostess di volo dell’aereo della squadra di hockey ed è il contrario di Zanders. Lei è molto insicura di se stessa, è una persona acqua e sapone, però la cosa che la distingue dalle altre ragazze a cui lui è abituato è proprio il fatto che lei non è affascinata dal playboy di turno, dal cattivo ragazzo di turno, dal bello impossibile. Anzi, lei cerca in tutti i modi di stargli lontano, proprio per la fama di lui, per la sua reputazione.
Per di più, una delle regole delle hostess di volo è che non possono avere relazioni con i giocatori di hockey.
E voi direte: vabbè, la classica trama tra un giocatore di hockey e una ragazza qualsiasi.
No, perché raga, questo libro è tutt’altro.
Sì, è la storia d’amore di questi due personaggi, ma il fatto è che non è solo una storia d’amore. Tutto gira intorno al fatto che entrambi indossano una maschera, perché hanno paura di essere se stessi. O meglio, Zanders ha paura di essere se stesso, perché ormai si è costruito questa immagine, questo personaggio, e dopo tanti anni è difficile uscirne e mostrarsi al pubblico per quello che è realmente.
Stevie, invece, qual è la sua paura? Non è una paura vera e propria, ma un’insicurezza che si è creata a causa degli altri. La cosa più brutta è che questa insicurezza lei se l’è creata principalmente per colpa di sua madre. Lei ha un fratello gemello, Ryan, che è il pupillo della squadra di basket: un prodigio, l’orgoglio della famiglia. Lui è l’orgoglio di sua madre, mentre Stevie è tutto il contrario di quello che la madre desiderava per lei.
La madre di Stevie ha sempre fatto in modo che lei si sentisse inferiore, soprattutto per il suo fisico, perché Stevie è una ragazza curvy. Non si è mai vista magra, anche se provava non c’è mai riuscita, non è mai stata come le altre ragazze. Infatti, nel libro molte volte la si vede a disagio con la divisa da hostess, perché era stretta, ma non lo diceva, perché altrimenti sarebbe risultata, tra virgolette, la vittima della situazione. Quindi è sempre stata zitta, è sempre stata al suo posto, non ha mai dato fastidio a nessuno.
Questo suo sentirsi in difetto per colpa degli altri ha creato la sua maschera.
Sia Stevie che Zanders hanno un desiderio.
Il desiderio di Zanders è quello di essere amato per quello che è realmente, per la persona che è davvero.
Stevie, invece, vorrebbe essere, per la prima volta, la prima scelta di qualcuno, perché è sempre stata la seconda scelta o, peggio, il ripiego di qualcuno, o addirittura l’ultima scelta. Per la prima volta nella sua vita desidera essere la prima scelta.
Non so se potrà mai essere la prima scelta di Zanders, però lei, diversamente dagli altri, riesce subito a capire che Zanders in realtà sta indossando una maschera e non è quello che realmente vuole far vedere.
Quindi, raga, credetemi quando vi dico che questo qui non è il solito libro. Non è il solito sport romance, non è il solito romance sull’hockey. Assolutamente no.
Questo libro mi ha fatto emozionare, mi ha fatto commuovere, perché sì, ragazzi: il cuore di Zanders, soprattutto le sue dichiarazioni, sono quelle che mi hanno fatto commuovere di più.
Questo libro porta dei messaggi:
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l’accettazione di se stessi;
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accettare i propri difetti, o meglio, non considerarli davvero dei difetti, ma dei pregi, delle particolarità;
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cercare aiuto quando vi accorgete che ne avete bisogno.
Quindi, raga, questo libro mi ha lasciato tanto, perché non è il solito cliché del giocatore e della ragazza acqua e sapone. È una storia di crescita, di accettazione di sé e, soprattutto, di sentimenti veri.
Se amate questo genere di romance, raga, dategli una possibilità, perché veramente non ve ne pentirete. Ve lo assicuro io stessa: all’inizio stavo per abbandonarlo perché pensavo che si sarebbe rivelato il classico romance, ma alla fine vi assicuro che non ve ne pentirete.

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